III: La celebrazione della Parola
La proclamazione della Parola di Dio è parola attuale di Cristo che annuncia il Vangelo nell'assemblea dei suoi discepoli, e di Dio che parla al suo popolo (Principi e norme per l'uso del Messale = PN 9). Di qui la necessità di promuovere un'autentica mentalità biblica nelle comunità locali, soprattutto tramite l'omelia e le scuole della Parola.
L'annuncio della Parola di Dio è una caratteristica essenziale del culto cristiano.
La religione cristiana è essenzialmente la religione della Parola e dell'ascolto (DV 2). La Parola di Dio nella Bibbia, infatti, è anzitutto annuncio e proposta di salvezza (manifestazione della buona volontà di Dio, notificazione dei "mirabilia Dei", proclamazione dell'amore misericordioso di Dio che vuole tutti salvi in Cristo); soltanto in un secondo momento la Parola di Dio ci invita a conversione (se la salvezza è presente, non si deve lasciarla perdere, ci si deve convertire... si deve aprire il cuore per ricevere il dono di Dio).
La proclamazione liturgica della Parola di Dio è:
- mezzo privilegiato per entrare in contatto col testo sacro
- parola attuale e viva; germe carico di vita e parola efficace (Sacrosanctum Concilium = SC 7).
Essa, dunque, non ha soltanto un valore propedeutico, di preparazione al rito sacramentale; anzi, ha una sua precisa valenza che il credente deve fare propria, diventando discepolo della Parola di Dio.
Dal momento che la Parola qualifica la celebrazione, di conseguenza possiamo affermare che:
- ogni celebrazione deve conoscere il momento dell'annuncio della Parola
- devono moltiplicarsi le celebrazioni della Parola di Dio anche fuori della Messa
- occorre favorire l'uso del lezionario feriale e curare la dizione
- si profila almeno l'opportunità che l'omelia venga preparata e costruita insieme con i rappresentanti della comunità
- urge una speciale attenzione per stabilire un accordo tra Parola e rito.

IV.
Unione strettissima tra Parola e rito nella liturgia.
Il rito ha bisogno della Parola per essere illuminato. La Parola ha bisogno del rito per conservare tutta la sua vitalità e la sua densità.
C'è del vero quando si dice che la Parola proclama ciò che il rito poi attualizza; annuncia un aspetto del mistero di Cristo che in seguito il Sacramento rende presente. Tuttavia, bisogna non dimenticare che nella celebrazione non c'è una parola che dice e non fa, né un rito che fa e non dice: ogni parola di Dio è attiva, e ogni rito è parlante; ogni parola é anche azione, evento di salvezza, e, d'altra parte, ogni rito è anche parola, rivelazione.
La proclamazione della Parola di Dio è una esemplificazione pratica di quanto abbiamo ora affermato.
Proclamare, ovvero, leggere ad alta voce, significa:
- Rendere pubblico, portare ciò che si legge a conoscenza di tutti i presenti;
- acclamare ad alta voce e con solennità: non ci si indirizza solo agli uomini per trasmettere loro la Parola di Dio, ma si acclama il Dio vivente che visita il suo popolo;
- proclamare la Parola di Dio, quindi, è un'azione liturgica, un atto di culto.
Proclamare la Parola di Dio: significa che ci troviamo di fronte a un gesto che riguarda la Parola di Dio. La funzione del lettore, cioè, concorre a un vero e proprio atto di culto che contribuisce grandemente alla lode di Dio e alla santificazione dell'uomo. Infatti, la proclamazione della Parola di Dio è sempre rendimento di grazie per l'economia della salvezza che ogni pagina biblica proclamata nella liturgia annunzia e attua; e, nello stesso tempo, contribuisce alla santificazione dell'uomo perché è la Parola di Dio che nutre la fede dei fedeli, spinge i loro animi verso Dio, suscita quella risposta che costituisce l'apporto personale indispensabile alla piena efficacia della liturgia. (SC 11;33).
Si tratta, quindi, di una funzione ministeriale nel senso preciso del termine:
Un'azione strumentale attraverso la quale Cristo continua a svolgere la sua missione di annunciatore della Parola di Dio. Cristo, infatti, "è presente in modo speciale nelle azioni liturgiche... è presente nella sua parola, poiché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura" (SC 7).
Infine, si tratta di una funzione particolarmente efficace. Infatti, se Cristo è presente e operante quando sì proclama la Parola di Dio, la sua è certamente una presenza efficace e santificatrice. L'annuncio della Parola ha una propria efficacia perché è una parola di salvezza e perché produce particolari disposizioni nei fedeli ed è la fonte della loro risposta e della loro preghiera (SC 33).
Approfondendo ulteriormente questo aspetto, possiamo precisare che le letture bibliche sono efficaci perché entrano con la liturgia eucaristica a costituire un unico atto di culto nel quale si annunzia e si attua il mistero pasquale: le letture ricordano, proclamano e attuano l'avvenimento salvifico che la celebrazione eucaristica renderà presente in pienezza.