III – Esempi del terzo caso

1. I dodici “Kyrie” dopo l'inno di Lodi hanno dato vita nel nuovo Breviario alle “Acclamazioni a Cristo Signore”, illuminante esempio di invocazioni biblicamente ispirate e di quell'attenzione del cuore al Salvatore, unico nostro bene, di cui sant'Ambrogio ci è nei suoi scritti impareggiabile maestro.

2. Il “responsorium in baptisterio” dei nostri antichi Vespri richiamava, anche se ormai in maniera poco intelligibile, il mistero della nostra rinascita. Questo rito è stato conservato e reso eloquente con la creazione di nuovi “responsori battesimali”, di chiara ispirazione patristica, che ci presentano una insistita meditazione sulla redenzione e la nostra vita di grazia. Nelle solennità e nelle feste della Madonna e dei Santi il recupero della sallenda ci parla della novità battesimale vissuta in pienezza dagli amici di Dio. Così questa parte “stazionale”, tipica della nostra preghiera della sera, felicemente rinnovata, ogni giorno ci invita alla contemplazione della nostra dignità di chiamati alla santità e ci sprona a rendere la nostra esistenza coerente con la nostra condizione di figli di Dio.

3. La regola di cominciare ogni ricordo dei santi coi primi Vespri ha suggerito la novità di introdurre una “notizia” del Santo che verrà celebrato il giorno successivo, in modo che non sia soltanto un nome, ma una persona conosciuta e apprezzata. Chi ha vivo senso pastorale e non manca di qualche esperienza seria di cura d'anime, non può non vedere quanto utile e fecondo di bene possa riuscire questo ricordo.

Come ogni discorso esemplificativo, anche questo può procedere senza fine, quando non sia moderato dalla discrezione. Chi ha mente attenta e spirito ben disposto, può facilmente proseguirlo da solo.

Capitolo I
Importanza della Liturgia delle Ore o Ufficio Divino nella vita della Chiesa

La fisionomia tipicamente teologica del capitolo I della Institutio – redatto in maniera sostanzialmente identica al corrispondente documento della liturgia romana – domanda una lettura attenta ed una meditazione prolungata: vi sono espresse le prospettive di fondo che hanno ispirato la riforma della Liturgia delle Ore nel quadro della più generale riforma promossa dal Vaticano II. Per coglierne più profondamente il significato complessivo ci è parso utile porre in evidenza alcune chiavi di lettura che consideriamo di particolare importanza; alla luce di esse la successione dei 34 paragrafi del capitolo rivela tutta la ricchezza di tradizione e di dottrina cui costantemente attinge.

1. Dalla prospettiva storica, preghiera riaffidata alle Chiese

Chi conosce i dati e le tappe dello sviluppo storico che questo capitolo della prassi liturgica ha avuto lungo i secoli non ha esitazione a riconoscere la sede in cui s'è realizzata la svolta più grande. Più che nel variare delle forme celebrative dell'ufficiatura e dei testi che la compongono, il mutamento più consistente è quello verificatosi a livello di mentalità; in forza di esso una preghiera che originariamente era stata pensata come espressione della dimensione orante della chiesa, è divenuta gradualmente strumento della pietà personale del prete. La qualifica di “breviario” (l'espressione è tipica dell'epoca medioevale) dice, ancor prima della forma rituale con cui l'ufficiatura era stata raccolta e ordinata, che era mutato il destinatario: il libro interessava solo il prete e non la comunità.

Il nuovo documento di riforma rivela una delle sue componenti più decisive nel modo con cui affronta questo problema posto dalla storia. Dietro la spinta della ricchissima ecclesiologia conciliare, esso riscopre ed autorevolmente ripropone le radici ecclesiali della preghiera comune della lode distribuita lungo le diverse ore del giorno. Per evidenziarlo ci paiono particolarmente indicative due piste presenti in diverse sedi del capitolo e che sono sintetizzabili nei termini seguenti.

La dimensione orante è parte costitutiva del volto che la Chiesa deve dare di se stessa al mondo; emblematica è, in questo senso, l'utilizzazione fatta al n. 1 del testo di Atti 2, 42 (“Per questo sin dall'inizio i battezzati erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere”), riletto nel senso che nella rassegna dei segni d'identità posti in risalto da Luca per qualificare la vita dei cristiani sarebbe presente anche quello della preghiera comune.