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La ricchezza dei riferimenti fatti per motivare la destinazione ecclesiale e non solo clericale della preghiera di lode: l'invito alla preghiera incessante, rivolto da Cristo a tutti i suoi discepoli e ritenuto fin dalle origini uno degli aspetti qualificanti della comunità dei cristiani (cfr. nn. 5-6); in forza del loro sacerdozio reale tutti i battezzati sono chiamati e resi idonei a vivere un culto nuovo (cfr. n. 7; "...il sacerdozio di Cristo è condiviso da tutto il corpo della Chiesa, così che i battezzati mediante la rigenerazione e l'unzione dello s pirito santo vengono consacrati in edificio spirituale e sacerdozio santo e sono abilitati a esercitare il culto del Nuovo Testamento..."); la convinzione che ogni comunità riunita in preghiera nel nome di Cristo è segno che rivela la natura profonda del popolo dei salvati (cfr. n. 9; i nn. 20-27 evidenziano con esemplificazioni significative " dal caso della Chiesa locale raccolta attorno al proprio Vescovo fino ai laici riuniti in gruppo e alla "famiglia, santuario domestico della Chiesa"- la portata di queste affermazioni).
Sotto questo profilo, quella del Vaticano II risulta essere una riforma dell'Ufficio divino di portata storica; al di là delle determinazioni particolari che tracciano la fisionomia delle singole o re e descrivono le funzioni attribuite agli elementi che le compongono, l'aspetto qualificante risulta essere l'affermazione della destinazione ecclesiale della preghiera oraria di lode. La precedente fisionomia "clericale" del "breviario",che un'indagine storica accurata farebbe scoprire come la risultante di un graduale processo di involuzione rispetto ad una più ricca tradizione originaria, è nettamente superata. Viene ribadito con forza che là dove esiste la realtà di una Chiesa, deve esprimersi anche il segno della preghiera comune della lode che la connota nella sua singolarità di popolo salvato dall'amore di Dio e chiamato a rendere grazie nel "sacrificio spirituale offerto da labbra pure". Giunge così a maturazione l'elaborazione di una visione ecclesiologica profonda relativa al senso dell'Ufficio divino; ancor più chiaramente di quanto aveva fatto la Costituzione liturgica conciliare (nn. 84, 86-87, 89) i paragrafi del capitolo I del nostro testo costituiscono uno stadio di riflessione assai ricco e gravido di risonanze pastorali.
2. Il valore “spirituale” Un'altra linea di riflessione, che percorre l'intero capitolo e che ci sembra in grado di fornire una chiave di lettura globale dei paragrafi che lo compongono, potrebbe essere configurata come sottolineatura della dimensione propriamente spirituale della tradizione ecclesiale che s'è andata via via raccogliendo nella prassi della preghiera nelle diverse Ore del giorno. Uno schema logico che rilegga il testo da questa angolatura potrebbe essere il seguente.
La centralità del riferimento cristologico risulta molto netta; essa si pone ad un duplice livello. Il primo è quello che presenta Cristo come modello dell'orante; i nn. 3-4 riordinano accuratamente tutte le testimonianze dei testi evangelici in merito per consegnare alle comunità ecclesiali di oggi l'esempio stesso del Cristo che prega il Padre, si affida a lui nell'abbandono fiducioso e totale, intercede per i fratelli, ecc. Nella sequela che deve connotare tutta la vita del discepolo, anche questo dovrà essere una spetto da recuperare e da vivere: imitare la preghiera del Maestro. Il secondo livello dentro cui prende corpo una forte sottolineatura dell'aspetto cristologico nel modo d'intendere il valore della liturgia delle Ore è quello che invita a ritrovare il contenuto vero della 'memoria' celebrata nelle diverse Ore non semplicemente nel riferimento al tempo cronologico (preghiera del mattino, della sera, ecc.) ma nell'evento pasquale del Cristo (la sua risurrezione, la sua morte gloriosa, ecc.); è a motivo di Lui che la Chiesa rende grazie al Padre; è perché c'è stata la sua Pasqua che scaturisce come necessaria una lode incessante.
Pur consapevole dell'importanza dei "tempi di preghiera" distribuiti lungo lo svolgersi del tempo quotidiano, la Chiesa sa di essere chiamata a vivere un culto a Dio che investa tutti i tempi e le espressioni della propria esistenza; il richiamo alla lettera agli Ebrei contenuto nel n. 10 ("Per mezzo di lui - Gesù - offriamo continuamente un sacrificio di lode a Dio": Eb 13,15) esprime significativamente l'esigenza di una vita che si consacri tutta intera a Dio, perché condotta e animata dalla fede, dalla speranza e dalla carità, cioè dagli atteggiamenti che sono propri di chi vuol vivere l'Alleanza. |