Celebrare la Messa (2)

La celebrazione fiorisce su un avvenimento e prende le mosse proprio dal racconto di esso.
Nella celebrazione cristiana si celebra la grande storia della salvezza e il racconto di ciò che ha fatto Gesù per la nostra redenzione dà l’avvio a tutto il contesto celebrativo.
Ecco perché ogni celebrazione prevede la ‘liturgia della Parola’, cioè il racconto che descrive quello che noi celebriamo: il Natale, la Pentecoste…, avvenimenti che rimandano direttamente a quello che tutti li compendia e che è la Pasqua di Gesù.
La liturgia della Parola, però, non mira soltanto a ricordare un passato; grazie alla presenza dello Spirito Santo, i singoli avvenimenti non vengono soltanto portati alla nostra immaginazione ma sono ‘in qualche modo presenti’, stanno davanti a noi. Lo
Spirito Santo, nella celebrazione liturgica, fa sì che non solo ‘quelli di allora’ ma anche noi possiamo essere presenti a prendere parte agli avvenimenti accaduti in passato; grazie allo Spirito Santo, i gesti e le parole di Gesù non sono relegati nel passato ma diventano attuali, vivi per gli uomini di tutti i tempi.
Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla liturgia Sacrosanctum Concilium espressamente ricorda che Gesù ha inviato gli apostoli perché, ricolmi di Spirito Santo, annunziassero il Vangelo e attuassero, per mezzo del sacrificio eucaristico e dei sacramenti, l’opera della salvezza.
La liturgia dunque racchiude e celebra il ‘mistero della salvezza’, e ogni singolo evento liturgico viene presentato come ‘mistero’, ‘sacramento’, perché in esso si registra la presenza del Signore Gesù. La celebrazione liturgica ci mette in relazione con Gesù, in comunione con lui nella misura in cui noi ci riscattiamo dalla passività e ci lasciamo coinvolgere da essa.
Di conseguenza, la celebrazione liturgica ci dice che noi siamo inseriti nel Regno di Dio di cui attendiamo la completa manifestazione: la celebrazione è presenza e caparra di ciò che ancora deve venire…
Nella celebrazione già oggi, armati della fede e della speranza, annunciamo e viviamo la morte e la risurrezione di Gesù, ‘nell’attesa della sua venuta’.
È ovvio, dunque, che nella celebrazione non si può restare passivi, ma ci si deve lasciare coinvolgere da essa perché ci possiamo mettere in relazione con il
Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza.
Si tratta di una salvezza che riguarda tutti gli uomini di ogni coordinata sia temporale che geografica, si tratta di una salvezza non ancora finita e orientata
verso una completezza finale.
La celebrazione liturgica, che ci rende contemporanei dei momenti apicali della redenzione, ci dice che il Regno è già presente tra noi: oggi annunciamo e
viviamo il mistero pasquale di Cristo (la sua morte e risurrezione) e contemporaneamente il nostro sguardo si volge al futuro, in attesa della venuta finale del Signore Gesù.