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La celebrazione della Messa, azione di Cristo e del popolo
di Dio gerarchicamente costituito e comunitariamente compaginato,
è il centro della vita cristiana: ciò vale
per la Chiesa, universale e locale, e per i singoli credenti.
Possiamo rileggere queste espressioni in "Principi
e Norme" del Messale, là dove si tratta della
'Importanza e dignità della celebrazione eucaristica':
esse costituiscono la giustificazione di fondo dell'ampia
introduzione teologico-liturgico-pastorale al Messale.
In queste pagine la semplice traccia di catechesi sulla
Messa affidata al volantinaggio e destinata ai fedeli viene
ampliata mediante considerazioni che, senza avere la pretesa
di essere esaustive, orientano la nostra attenzione verso
alcuni aspetti della "Cena del Signore" precisamente
sotto il profilo della natura ecclesiale dell'azione liturgica,
della partecipazione dei fedeli, che la Chiesa desidera
piena, consapevole, attiva e fruttuosa; conseguentemente,
della scelta di quelle forme e di quegli elementi che possano
favorire la vita cristiana e rispondere adeguatamente al
bene dei credenti.
Pertanto, il rivisitare almeno il capitolo II di "Principi
e Norme" del Messale sarà per noi un preciso
impegno che ci consente di riformulare una seria catechesi
circa la Messa e avvicinarci con animo rinnovato all'Eucaristia
intesa come celebrazione del mistero di Cristo.
Soggetto della Celebrazione
Il soggetto della celebrazione eucaristica è il popolo
di Dio.
Questo punto di partenza può ristabilire il binomio
rito-assemblea: la celebrazione eucaristica diventa un momento
di partecipazione viva e cosciente quando si attua una costante
attenzione all'assemblea concreta, alle sue caratteristiche,
alle sue esigenze (PN 3).
L'assemblea liturgica fenomenologicamente è costituita
di uomini che si radunano: essi portano con sé una
ricchezza interiore che proviene dal vissuto, chiedono attenzione
verso la loro maturazione personale e uno spazio di movimento
nea società.
Nella loro riunione, tuttavia, essi trovano l'elemento unificante
nella fede: in essa si attua la presenza di Cristo (Mt 18,20),
anzi, in Lui si riconosce. Si costituisce unità attorno
alla presenza del Signore che, come ci insegna il Concilio
Vaticano II (SC 7), è garantita anche nell'assemblea
liturgica.
Questa assemblea diventa manifestazione della Chiesa (SC
41), e la liturgia, esercizio del sacerdozio di Cristo,
è pure azione di essa (PO 41). Proprio il concetto
e la funzione di assemblea liturgica devono essere focalizzati
perché possano stare alla base di una autentica "partecipazione
attiva" di coloro che "vanno a Messa".
Per la struttura gerarchica della Chiesa, le azioni liturgiche
mentre hanno per soggetto l'intera assemblea dei fedeli,
toccano i singoli membri in maniera diversa secondo la diversità
degli ordini, delle funzioni e dell'effettiva partecipazione
(SC 26).
La Chiesa si rivela, quindi, come comunità cultuale
(1Pt 2,9).
L'assemblea liturgica è la "qahal-Javhè":
comunità cultuale convocata da Dio non soltanto localmente
ma anche temporalizzata
nel "giorno del Signore".
Dio prende l'iniziativa di fare alleanza con il suo popolo
(Ef 1,4-16); anzi, l'antica alleanza di Abramo (Gn 12,1-3)
e quella sinaitica (Es 9,3-6) vengono superate dall'alleanza
nuova in Cristo (2Cor 5,19. Così, il cristianesimo
è la religione dell'alleanza.
Fondamento teologico
Il fondamento teologico della partecipazione attiva è
duplice : la natura stessa della liturgia (SC 7 e 10) e
il battesimo, sacramento che aggrega al popolo di Dio (1
Pt 2,9).
Diverse sono le modalità della partecipazione:
- in base al tipo di partecipazione al sacerdozio di Cristo:
+ forma generale o comune
+ forma ministeriale
- in base al tipo di azione che si compie:
+ partecipazione generica
+ partecipazione specifica: ministeriale e non-ministeriale
La partecipazione attiva è un diritto e un dovere
per il popolo cristiano (SC 11).
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