Basilica di S. Babila |
Disposizione fonica |
II Manuale Grand’Organo
58 note Do1-La5 |
I Manuale Positivo Tergale
58 note Do1-La5 |
| Bordone |
16’ |
Bordone |
8’ |
| Principale |
8’ |
Principale |
4’ |
| Ottava |
4’ |
Ottava |
2’ |
| Quinta |
3’ |
Cembalo 4 file |
|
| Ottava |
2’ |
Sesquialtera 2 file |
|
| Mistura 5 file |
|
Quintadena |
8’ |
| Cembalo 2 file |
|
Flauto a camino |
4’ |
| Tromba |
8’ |
Larigot |
1’1/3’ |
| Voce Umana |
8’ |
Dulzian |
8’ |
| Viola da Gamba |
8’ |
|
|
| Bordone |
8’ |
|
|
| Flauto Traveso |
8’ |
|
|
| Flauto a cuspide |
4’ |
|
|
| Cornetto 3 file |
|
|
|
| Flautino |
2’ |
|
|
| |
Pedale
30 note Do1-Fa3 |
|
|
| Contrabbasso |
16’ |
|
|
| Subbasso |
16’ |
|
|
| Principale |
8’ |
|
|
| Ottava |
4’ |
|
|
| Mistura 4 file |
|
|
|
| Trombone |
16’ |
|
|
| Tromba |
8’ |
|
|
| Clarone |
4’ |
|
|
| |
|
|
|
| Accessori: |
| Unioni a pedaletto: I / Ped.; II / Ped.; Unione tastiere a cassetto |
| Tremolo al Positivo Tergale |
| Cornetto suonabile da Do#3 e da Sol2 con comando a pomolo “Prolunga Cornetto” |
- Cassa armonica in legno di rovere massiccio, con fregi intagliati e dorati a foglia d’oro zecchino
- Somieri in legno di rovere
- 2 mantici a lanterna
- Tastiere ricoperte in legno di bosso ed ebano
- Pedaliera retta parallela
- Canne di legno in abete di risonanza
- Canne di facciata in stagno 95% e piombo 5%
- Canna interne di metallo in stagno 25% e piombo 75%
- Meccanica sospesa
- Accordatura in tondo
- Temperamento: Werkmeister III
|
| Progetto fonico: Massimiliano Bianchi, Alessio Corti, Francesco Zanin |
Basilica di S. Babila
L’organo ha da sempre affascinato generazioni di persone. Anche l’imperatore romano Lucio Domizio Enobarbo, meglio conosciuto come Nerone, era un profondo conoscitore dello strumento e, come risulta dai documenti storici, oltre a suonarlo egli intratteneva i senatori illustrando loro il suo funzionamento e le caratteristiche.
Il fascino di questa macchina sonora nasce dalla combinazione di due elementi: quello tecnico e quello musicale. Nel passato lo strumento era infatti considerato una delle macchine più complesse che l’ingegno umano avesse fino ad allora realizzato. Ma ciò non basterebbe a spiegare tanta fortuna, se non lo si associasse anche alla particolare attrazione che l’aspetto musicale comporta. Risulta straordinario che questa complicata macchina serva alla creazione di suoni, suoni diversi, suoni per di più che possono, a differenza di altri strumenti, permanere nel tempo, così che li si può penetrare scoprendo man mano la loro essenza, quasi un OM cosmico ancestrale.
E’ questa la velata familiarità che percepiamo dallo strumento quando entriamo in Chiesa e ci lasciamo trasportare dai riflessi sonori che si smorzano tra le volte delle nostre chiese; un rincorrersi di echi e riverberi che da secoli hanno affascinato soprattutto l’umanità occidentale e la Chiesa sia Cattolica che Protestante è stata la principale sostenitrice di questo strumento, tanto da averne diffuso capillarmente l’uso in ogni luogo sacro.
Fin dall’XI secolo, dunque, l’organo è stato accolto con favore, sviluppandosi poi a seconda degli utilizzi nelle varie forme liturgiche. In Italia fino al ‘600 conservava la propria severa identità, basata sulla piramide armonica del Registro cosi detto Principale o Tenore. In seguito vennero via via aggiunti registri da concerto a imitazione delle sonorità prima orchestrali e poi bandistiche.
Nei paesi nordici la Riforma Luterana ha favorito molto il canto corale cosi chè l’organo serviva al sostegno di tutta l’assemblea percui si svilupparono molto le sue dimensioni. Schiere di musicisti ne esplorarono le possibilità espressive ma il più grande di tutti fu J.S.Bach profondo conoscitore dello strumento che elaborò le più complesse e grandiose composizioni in cui la musica per organo tocca le più alte vette ed è perciò che l’organo Nordico di tale periodo storico è stato il punto di riferimento per la costruzione del nuovo organo della Basilica di S. Babila. L’obiettivo era proprio quello di poter qui riprodurre in modo adeguato la grande letteratura bachiana, così assieme ai maestri d’organo referenti tecnico artistici per la Parrocchia, abbiamo voluto realizzare non una copia di uno specifico strumento ma un organo moderno che offrisse la possibilità non di eseguire tutto il repertorio organistico, cosa possibile solo a prezzo di compromessi che quasi sempre costringono a gravi rinunce in ambito musicale senza per questo precludere l’esecuzione della musica italiana con ciò adeguandolo sia per il tipo di intonazione che per le misure e il tipo di alcuni registri.
Ecco ad esempio sull’impianto nordico si innesta il Principale del G.O. di taglio veneziano o la Viola da Gamba sempre al G.O. con misure esemplate da un Principale di un organo siciliano del 1708 .
Ma la contaminazione si riscontra anche nei registri più tipicamente da concerto come la Voce Umana anch’essa di tipo veneziano e il Flauto Traversiere di tipo lombardo. Agli ascoltatori l’ardua sentenza.
Per quanto riguarda l’impatto architettonico si è scelto di seguire il principio per cui ogni corpo d’organo, relativo quindi a ciascuna tastiera o alla pedaliera, appare chiaramente “leggibile” dall’esterno. Il tergale, posto in aggetto sul ballatoio, corrisponde alla prima tastiera.; il corpo del Grand’Organo è situato al centro ed è collegato alla seconda tastiera, il pedale è diviso in 2 sezioni speculari poste agli estremi lati del G.O.. Tale aderenza alla struttura d’oltralpe si riflette anche nel sistema meccanico di funzionamento realizzato però per una sensibilità Italiana in modo che un tocco leggero possa fornire all’esecutore la massima possibilità espressiva. Ogni elemento è stato quindi studiato e realizzato con cura e attenzione dal personale della nostra Bottega nella quale, assieme ai più giovani, ben tre persone prestano la loro opera da 50 anni.
I materiali impiegati sono della migliore qualità come ad esempio il rovere che è stato usato per la costruzione della cassa e dei somieri; il noce per alcune parti della consolle, l’abete per le canne di legno, il tiglio opportunamente scolpito e dorato a foglia d’oro secondo le tecniche antiche.
Lo stagno e il piombo e l’ottone sono invece stati usati per la fabbricazione delle canne di metallo e per le ance .
Le dimensioni delle canne sono fissate sulla base di modelli storici ma anche della nostra personale esperienza. Particolarmente i registri ad ancia sono stati realizzati in modo da generare un suono caldo e ricco di armonici, per tale scopo molti sono i piccoli ma importanti segreti del mestiere che vengono gelosamente custoditi.
Alla resa generale della sonorità oltre a una intonazione naturale e con poche artifici, contribuisce certamente il sistema di accordatura del tipo inequabile (Werkmeister III) con il quale differentemente da quanto attualmente standardizzato, i semitoni non hanno tra loro le medesime distanze ma variano in modo da favorire le tonalità allora più usate dei compositori rendendole quindi adatte in questo senso alla migliore resa acustica.
Ogni nostro sforzo è stato rivolto alla realizzazione di un’opera d’arte duratura nel tempo simbolo del lavoro artistico/artigianale divenuto oramai sempre più raro.
Francesco Zanin
(maestro organaro)