IV.
Unione strettissima tra Parola e rito nella liturgia.
Il rito ha bisogno della Parola per essere illuminato. La
Parola ha bisogno del rito per conservare tutta la sua vitalità
e la sua densità.
C'è del vero quando si dice che la Parola proclama
ciò che il rito poi attualizza; annuncia un aspetto
del mistero di Cristo che in seguito il Sacramento rende
presente. Tuttavia, bisogna non dimenticare che nella celebrazione
non c'è una parola che dice e non fa, né un
rito che fa e non dice: ogni parola di Dio è attiva,
e ogni rito è parlante; ogni parola é anche
azione, evento di salvezza, e, d'altra parte, ogni rito
è anche parola, rivelazione.
La proclamazione della Parola di Dio è una esemplificazione
pratica di quanto abbiamo ora affermato.
Proclamare, ovvero, leggere ad alta voce, significa:
- Rendere pubblico, portare ciò che si legge a conoscenza
di tutti i presenti;
- acclamare ad alta voce e con solennità: non ci
si indirizza solo agli uomini per trasmettere loro la Parola
di Dio, ma si acclama il Dio vivente che visita il suo popolo;
- proclamare la Parola di Dio, quindi, è un'azione
liturgica, un atto di culto.
Proclamare la Parola di Dio: significa che ci troviamo di
fronte a un gesto che riguarda la Parola di Dio. La funzione
del lettore, cioè, concorre a un vero e proprio atto
di culto che contribuisce grandemente alla lode di Dio e
alla santificazione dell'uomo. Infatti, la proclamazione
della Parola di Dio è sempre rendimento di grazie
per l'economia della salvezza che ogni pagina biblica proclamata
nella liturgia annunzia e attua; e, nello stesso tempo,
contribuisce alla santificazione dell'uomo perché
è la Parola di Dio che nutre la fede dei fedeli,
spinge i loro animi verso Dio, suscita quella risposta che
costituisce l'apporto personale indispensabile alla piena
efficacia della liturgia. (SC 11;33).
Si tratta, quindi, di una funzione ministeriale nel senso
preciso del termine:
Un'azione strumentale attraverso la quale Cristo continua
a svolgere la sua missione di annunciatore della Parola
di Dio. Cristo, infatti, "è presente in modo
speciale nelle azioni liturgiche... è presente nella
sua parola, poiché è lui che parla quando
nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura" (SC 7).
Infine, si tratta di una funzione particolarmente efficace.
Infatti, se Cristo è presente e operante quando sì
proclama la Parola di Dio, la sua è certamente una
presenza efficace e santificatrice. L'annuncio della Parola
ha una propria efficacia perché è una parola
di salvezza e perché produce particolari disposizioni
nei fedeli ed è la fonte della loro risposta e della
loro preghiera (SC 33).
Approfondendo ulteriormente questo aspetto, possiamo precisare
che le letture bibliche sono efficaci perché entrano
con la liturgia eucaristica a costituire un unico atto di
culto nel quale si annunzia e si attua il mistero pasquale:
le letture ricordano, proclamano e attuano l'avvenimento
salvifico che la celebrazione eucaristica renderà
presente in pienezza.
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